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.: Amico o nemico? in Magia e Misteri |
Nei tempi passati, sorsero superstizioni di ogni genere relative ai gatti. Nel medioevo questi animali erano associati a ogni sorta di malefici e diavolerie, considerati compagni di streghe e fattucchiere, sempre implicati in tutto ciò che sapeva di magia. I gatti neri, ritenuti apportatori di sventura, venivano arsi vivi, talvolta insieme a coloro che erano ritenuti sospetti di stregoneria.
Ancor oggi, per molti, vedersi attraversare la strada da un gatto nero costituisce segno di cattivo presagio. Con la sola eccezione del Sud America, della Germania, e degli U.S.A., la figura del gatto nero è segno di malasorte. L'Irlanda è una miniera di miti e leggende sui gatti neri, sono miniature del demone che avanza, venuti a distruggere l'umanità.
C'era un tempo in cui i gatti erano venerati in Europa, prima della caccia alle streghe del Medioevo. Il gatto nero, portatore di magia era rappresentante delle tenebre; ma grazie alla pelliccia che poteva anche assumere il bagliore luminoso del chiaro di luna poteva contare su una duplice identità. Inoltre il nero era un sottoprodotto del fuoco, che per gli antichi era una realtà positiva.
Un grande legame ha sempre caratterizzato il rapporto tra uomo e gatto. Prima di essere addomesticato è stato adorato.
Nell' antico Egitto il gatto era ritenuto animale sacro e divino infatti, alla loro morte venivano imbalsamati e sepolti con ogni onore ed era venerata una divinità femminile chiamata Bastet, avente corpo di donna e testa di gatto, simbolo della vita, della fecondità e della maturità. In India invece troviamo la dea Sasti, una divinità felina simbolo di fertilità e maternità.
Narra una leggenda araba che un giorno Muezza, la gatta di Maometto, sonnecchiasse sul divano accanto al profeta, così che lui, dovendo alzarsi, per non disturbare il sonno della micia, preferì tagliare un pezzo della sua tunica, sulla quale era distesa Muezza.
Il gatto giunse nei paesi arabi dove l'animale eletto era il cavallo, ben presto però anche il nostro amico felino venne preso in simpatia e la sua fama ben presto eguagliò quella equina.
Si narra che il gatto Birmano discenda da un' antica popolazione di gatti sacri ospitati in un tempio Khmer di Myanmar. Durante un assalto al medesimo tempio, il gran sacerdote venne mortalmente ferito ed il suo fedele gatto Birmano si accucciò sopra di lui rivolgendo lo sguardo alla divinità del tempio stesso, mentre ciò accadeva, il suo mantello divenne dorato e gli occhi blu, quando si voltò verso la porta del tempio le sue zampe si tinsero di marrone ad eccezione delle zampe posteriori ancora appoggiate sul padrone morente le quali rimasero bianche candide. Guidati dallo sguardo del gatto ancora rivolto alle porte del tempio, i monaci si precipitarono a chiuderle, salvandosi così dal saccheggio e dalla distruzione. Il gatto non abbandonò il suo padrone, e morì sette giorni dopo di lui; quando i monaci si riunirono per eleggere il nuovo successore del sacerdote videro accorrere tutti i gatti del tempio trasformati nelle sembianze di Sinh, il gatto Birmano del sacerdote defunto. Da ciò deriva il nome della razza, Gatto Sacro di Birmania.
Un' antica leggenda di origine Polacca narra di una gatta che, disperata per la fine che avrebbero presto fatto i propri cuccioli, gettati al fiume dal proprio padrone, stava manifestando tutto il suo struggente dolore con pietosi e strazianti miagolii. I Salici, presenti sulla sponda del fiume, impietositi dalla scena atroce, tesero i loro rami verso il fiume per permettere ai gattini di aggrapparsi, così facendo li salvarono dalla triste fine. Da allora, ogni primavera i Salici non fioriscono ma, in ricordo di quanto accaduto, si ricoprono di una morbida infiorescenza lanuginosa e di colore bianco, simile al pelo dei gattini, tali infiorescenze vengono chiamate proprio "gattini".
Il gatto è protagonista delle favole di Esopo e di Fedro e di dotte dissertazioni di Erodoto, Cicerone e Plinio il Vecchio. I buddisti gli attribuirono la capacità di meditazione, ma, seppur molto apprezzato e amato, non rientrò nell'elenco degli animali protetti, per un incidente capitato a un gatto, si addormentò proprio mentre si svolgeva la solenne cerimonia funebre di Budda.
Dopo un lungo periodo d'amore tra uomo e gatto, per quest'ultimo cominciò un'era drammatica. A partire dal Medioevo il gatto cominciò ad essere considerato simbolo del male e venne associato alle pratiche della stregoneria: assurto a simbolo divino nell'antico Egitto, venne addirittura considerato come la personificazione del demonio. Le false credenze e le crudeltà durarono qualche secolo: fu per merito del re di Francia Luigi XIV che le terribili cerimonie di piazza, durante le quali i gatti erano torturati e uccisi, vennero proibite.
Le simpatie dell'opinione pubblica aumentarono ulteriormente dopo la metà dell'Ottocento grazie alle ricerche di Louis Pasteur si venne a conoscenza della natura delle malattie e della loro trasmissibilità e si vide nei gatti un primo esempio pubblico di igiene: animali pulitissimi che si "lavavano" venti volte al giorno.
Se oggi qualcuno crede ancora ai malefici dei gatti, e pensa che un gatto nero, soprattutto se attraversa la strada da sinistra, porti sfortuna, si tratta solo di credenze antiche.
Enigmatico, affascinante, indipendente, curioso, interessato alla caccia, pigro, geloso, ma la psicologia del gatto rimane un profondo mistero. Ogni gatto ha una propria e segreta personalità: c'è il micio timido, quello individualista, quello testardo e quello coraggioso, e ognuno di loro è psicologicamente diverso e in grado di smontare qualsiasi teoria.
Un dato certo, però, esiste: il gatto è un compagno ideale, soprattutto per i malati di solitudine e per coloro che escono al mattino e non rientrano che a tarda sera e lamentano spesso una carenza di affetto e di rapporti tattili. La pet-therapy, cioè l'accarezzare un animale domestico, e in particolare un gatto, costituisce l'equivalente di un tranquillante. E così si scopre il vero segreto del successo del gatto: la sua capacità di dimostrare affetto. Come non commuoversi quando esprime il piacere di rivederci venendoci incontro con la coda alta, miagolando, socchiudendo gli occhi e facendo ron-ron?
Il gatto è il felino di maggior successo di tutti i tempi: amato e odiato, ha sempre suscitato sentimenti ambivalenti, ma negli ultimi cento anni ha conquistato un numero crescente di appassionati, superando perfino il cane nel ruolo di animale da compagnia preferito dall'uomo.
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